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 7 novembre 2017 > 31 gennaio 2018 l’asilo

“Non si può continuare a prostituire l’idea di teatro perché il suo valore risiede esclusivamente in un rapporto magico e atroce con la realtà e con il pericolo”
Antonin Artaud

Succede che i luoghi cambiano le persone, che le persone cambiano i luoghi e, forse, anche i tempi. Da oltre cinque anni, l’Asilo è un punto di riferimento per le arti della scena, in città e sul territorio nazionale, in interconnessione con altri luoghi e avamposti di resistenza culturale in Italia e nel resto d’Europa. Migliaia di artisti hanno attraversato e attraversano i suoi spazi creando, provando, riuscendo, sbagliando, confrontandosi tra di loro e con il pubblico della città, in una dinamica di libertà e indipendenza sempre più rara e preziosa per i tempi che tutto il comparto delle arti performative nazionale sta vivendo. Il risultato di queste pratiche è una comunità teatrale viva, trasversale e accogliente che cresce e si riconosce intorno a un bene comune e collettivo: uso civico dello spazio per un teatro politico nel senso di “polis”, che (r)accolga le istanze della realtà/città. All’inizio di questa nuova stagione, il Tavolo di Arti della Scena si è trovato davanti una serie di proposte in cui si connettono e ispirano vicendevolmente linguaggi diversi, dal teatro e danza, teatro e filosofia, teatro e politica. Si tratta di artisti giovani, di lavori e ricerche nuove e sperimentali che portano all’Asilo e a tutta la sua comunità nuova linfa vitale per osservare e analizzare il Contemporaneo, attraverso la scena. Da qui l’idea di dare luogo a un focus di teatro – messe in scena ma anche incontri con registi e compagnie – che si svilupperà nei prossimi mesi.

Programma

7 novembre 2017 ore 19:00
incontro di Teatro con Tindaro Granata
su “Geppetto e Geppetto”, se il teatro anticipa la realtà
modera
 Francesca Saturnino

“Questa è la storia di un papà che vuole fare il papà e di un figlio che vuole fare il figlio: tra i due, all’apparenza, manca solo una mamma. È la storia di uno scontro tra due uomini, uno giovane e uno adulto, che cercano entrambi il riconoscimento di una paternità, che non può avere la stessa funzione che ha in una famiglia eterosessuale. E’ il desiderio di un Geppetto di farsi amare da un figlio che non è sangue del suo sangue, ma generato dal seme del proprio compagno. E’ il desiderio di un ragazzo di ritrovare una figura paterna, vissuta nell’assenza di una figura materna, che lo possa accompagnare nel mondo degli adulti senza il peso della mancanza”.
Nel 2016, a un mese dall’approvazione del decreto Cirinnà sulle coppie di fatto, Tindaro Granata – giovane attore, regista e drammaturgo siciliano, Premio Ubu 2016 per la migliore novità italiana o ricerca drammaturgica – assieme a una squadra di attori giovani e validissimi, presentò a “Primevera dei Teatri” uno dei primi lavori che portano a teatro la questione delle famiglie omogenitoriali e dei diritti per le coppie di fatto. Uno spettacolo delicato e politico che nella sua semplicità mina a decostruire i ruoli di genere e le funzioni sociali precostituite per parlare – senza retorica né giudizio – di persone. Frutto di un lavoro d’interviste sul campo, “Geppetto e Geppetto” ha girato mezza Italia, provocando reazioni e confronti col pubblico. In occasione della sua (unica) data a Napoli l’8 novembre al Palapartenope, il 7 novembre alle ore 19 Tindaro Granata farà tappa all’Asilo per un incontro con la città moderato da Francesca Saturnino (Repubblica, Doppiozero, Hystrio, Napoli Monitor). 

7 e 8 novembre 2017 ore 21:00

La chambre de ma soeur
progetto di Luca Canciello | Rossella Canciello | Lino Musella

Il progetto “La chambre de ma souer” nasce da un primo step dal titolo “Stepstuned” che incontrò per la prima volta Luca Canciello (musicista e sound designer) e Rossella Canciello (coreografa e interprete) nel 1998, e si concretizzò nello spettacolo “Divertissement a 8 mani” con la collaborazione di altri artisti.
In seguito i due hanno avuto l’opportunità di lavorare, ognuno nel proprio ambito, in svariati gruppi e progetti e di sperimentare così le diverse possibilità del corpo/strumento liberandolo dalle tecniche classiche ed adoperando un proprio originale linguaggio.
Questa idea si concretizza nello spettacolo “Il Suono dello Sguardo”, presentato nell’ambito di diversi festival nel 2006/07.
Alcuni anni più tardi, successivamente al loro trasferimento a Berlino, riprendono l’idea della sonorizzazione live and direct di uno spettacolo di teatro-danza arricchendolo grazie alle esperienze artistiche acquisite negli anni.
Nasce “The Sound of Sight”. I suoni prodotti dal corpo generano ritmi e suggestioni.
Il corpo che danza emette suoni.
Questi suoni sono solo in parte percettibili.
I piedi che danzano su un assito o la torsione violenta del corpo, sono suoni percepibili, ma i fruscii, le modulazioni del respiro, l’attrito delle stoffe con il corpo e con l’aria, sono suoni alla soglia dell’inudibile.
L’uso delle tecnologie attuali ci permette di captare e trattare quello scalpiccio dei piedi e quelle modulazioni del respiro come le dita del pianista sulla tastiera o come il mantice dell’organo a canne.
L’obbiettivo del “Suono dello sguardo” è quello di costruire in real time musica dalla danza. Zoomare su ogni suono prodotto per quanto impalpabile, e portarlo nel campo del percettibile, dandogli ritmo e armonia, catturando con microfoni panoramici e piezoelettrici questi impercettibili suoni.
In tal modo la danzatrice danzerà sulla musica prodotta da se stessa. La stesura ritmica, armonica e melodica verrà, quindi, generata attraverso il campionamento e looping dei suoi passi e respiri.
Spostare “Il Suono dello Sguardo” da concetto astratto a concretissima materia musicale.

Note di Lino Musella
Luca e Rossella mi hanno mostrato tempo fa “Stepstuned”, una performance di circa 20 minuti, invitandomi a una collaborazione esterna per sviluppare quel lavoro in una forma più completa e teatrale. “Stepstuned” era il frutto di esperimenti sulle possibili interazioni tra musica e danza in tempo reale e il lavoro scenico che proponeva era squisitamente performativo.
Il mio intervento è un innesto. Ho tenuto a cuore e ho mantenuto come cuore lo stesso principio di “Stepstuned”, ma ho tessuto e innestato una sottile drammaturgia ispirata allo stretto legame di parentela dei due interpreti. La comunicazione, la relazione e i sentimenti umani, l’amore in tutte le sue forme, sono senza retorica, spero, la mia ossessione, quello su cui indagherò per tutta la vita.
“La Chambre De Ma Soeur” è una drammaturgia senza parole, perché le possibilità di percepirsi sono infinite soprattutto tra fratelli, e in molti casi più sono profonde più sono mute.

16 novembre 2017 ore 21:00
“Between me and P.”
di e con Filippo Michelangelo Ceredi
tutor Daria Deflorian, nell’ambito della residenza artistica Officina LachesiLAB
accompagnamento alla realizzazione Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani
accompagnamento alla coreografia Cinzia Delorenzi
assistenti al progetto Clara F. Crescini | Sara Gambini Rossano | Francesca S. Perilli
produzione Filippo Michelangelo Ceredi | Danae Festival – 2016
con il sostegno di Zona K.

Between me and P. nasce dalla radicale esigenza di riappropriazione di una storia famigliare. Pietro sparì volontariamente nel 1987 all’età di 22 anni, senza lasciare tracce. Dopo venticinque anni Filippo, il fratello minore, ha avviato una lunga ricerca per tentare di avvicinarsi a lui e capire cosa lo portò alla decisione di sparire. La ricerca è un tentativo di portare luce su un’assenza silenziosa e pervasiva, e la sua elaborazione scenica una possibilità di trasmettere questa storia, che parla profondamente al presente individuale e collettivo.
Filippo siede a una scrivania nella parte anteriore dello spazio scenico. Da lì opera sul computer, lo scanner e sui materiali visivi contenuti in un faldone. Il pubblico segue la narrazione della storia attraverso la proiezione sulla parete di fondo, che riproduce lo schermo del computer. Brevi testi vengono scritti, file audio e video vengono riprodotti: riprese realizzate da Filippo, stampe d’epoca realizzate da Pietro, autoritratti e testimonianze rilasciate da amici e parenti. Attraverso questi contenuti un ritratto di Pietro è tracciato passo dopo passo, aspetti divergenti della sua storia emergono e la sua decisione di lasciarsi tutto alle spalle diventa leggibile.
Nel corso della performance Filippo dispone sul pavimento oggetti provenienti dal faldone e da una borsa. Fotografie scattate da Pietro, i suoi libri e altri materiali visivi sono usati per costruire lo spazio scenico e alla fine della performance il pubblico viene invitato a dare uno sguardo ravvicinato a questa composizione.
Between me and P. è una performance che include video, fotografia, registrazioni audio, musica, danza e manipolazione dal vivo di materiali d’archivio.

15 dicembre 2017 ore 21:00
16 dicembre 2017 ore 21:30
“Migliore”
di Mattia Torre
con Giovanni Ludeno
regia Giuseppe Miale di Mauro
luci Peppe di Lorenzo
fonica Emanuele Pontecorvo
costumi Alessandra Gaudioso, Rossella Aprea
aiuto regia Adriana Corso
un progetto sostenuto da Nest Napoli est Teatro

Migliore è un aggettivo comparativo che sta a indicare qualcosa di buono. E allora metti insieme il lavoro di un gruppo di giovani in una periferia martoriata come quella a est di Napoli, metti un giovane attore che ha voglia di tornare a un’idea primordiale del teatro, metti un giovane regista che sposa quest’idea di teatro semplice dove si protegge l’antica e magica arte della narrazione, metti un testo o un racconto o un atto comico (come lo stesso autore lo definisce) e il risultato molto probabilmente sarà qualcosa di buono, migliore.
Il testo di Mattia Torre racconta una storia al limite del paradosso in cui viene fuori l’idea malsana della società contemporanea: per farcela bisogna essere cinici, spregiudicati, violenti, addirittura disposti a uccidere. Noi abbiamo utilizzato quest’atto comico come pretesto per raccontare la confusione sociale in cui viviamo. Una città, una nazione, un mondo intero che spalanca le porte a chi costruisce il proprio successo sulla spregiudicatezza, il cinismo e lo spregio verso il prossimo. E abbiamo deciso di farlo partendo da uno dei quartieri più critici della periferia napoletana, in cui è nato da qualche anno il Nest, un avamposto di cultura che porta bellezza e scelta nel degrado sociale in cui versa il quartiere. Certi che raccontare storie possa essere una valida alternativa alla desertificazione culturale del nostro tempo. Perché una comunità si costruisce intorno all’antico binomio del raccontare e dell’ascoltare. Perché noi ci crediamo davvero in qualcosa di buono, migliore!

21 e 22 dicembre 2017 ore 21:00
Studio su Ahmed il filosofo
di Alain Badiou
regia Tommaso Tuzzoli
con Alessandro Chini | Nicolas Grimaldi Capitello | Sabrina Jorio | Peppe Papa | Maria Anna Russo | Salvatore Veneruso
trainer Sabrina Jorio
produzione Tinaos in collaborazione con Associazione Assoli
Studio su Ahmed il filosofo prende vita a seguito di un laboratorio tenutosi a Napoli con un gruppo di giovani attori nel settembre 2016

Chi è Ahmed? Ahmed è un immigrato di seconda generazione che vive in una delle tante piccole cittadine di provincia. Circondato da personaggi di fantasia ognuno portatore di un proprio linguaggio capace di caratterizzarne corpo e modo di essere nel mondo, Ahmed acrobata del linguaggio cerca in ogni scena di districare i grovigli del mondo. Ogni scena ha un tema e ogni tema, legato al mondo della filosofia, si sviluppa e si discute con il Teatro. Ponendo domande a se stesso, agli altri personaggi e agli spettatori, Ahmed dà vita in teatro al niente, all’avvenimento, alla causa e all’effetto, alla poesia, al molteplice e a Dio.
Alain Badiou dice: “Le scene di questa farsa mirano all’essenziale del mondo che è qui unito all’essenziale del teatro. Quello che ho scritto non protegge gli artisti della scena, ma invece li impegna e li sfinisce”.

22 dicembre 2017 ore 18:00
Il teatro nell’Inestetica di Alain Badiou
partecipano Maurizio Zanardi e Tommaso Tuzzoli

31 gennaio 2018 ore 21:00
Black Tales Tour
di e con Licia Lanera
e con Qzerty
sound design Tommaso Qzerty Danisi,
luci Martin Palma
scene Giorgio Calabrese
costumi Sara Cantarone
consulenza artistica Roberta Nicolai
organizzazione Antonella Dipierro
regista assistente Danilo Giuva
regia Licia Lanera
Produzione Fibre Parallele, coproduzione CO&MA Soc. Coop. Costing & Management, e con il sostegno di Residenza IDRA e Teatro AKROPOLIS nell’ambito del progetto CURA 2017

Il progetto THE BLACK’S TALES TOUR è nato dalla necessità di sperimentare il rapporto che si instaura tra voce, musica e gesto e del processo evolutivo che naturalmente ne consegue. Lo spettacolo rappresenta, infatti, un work-in-progress continuo attraverso cui si ha la possibilità di allontanarsi dall’idea originale, per poi farvi ritorno. Le fiabe sono l’archetipo, il pre-visto, il pre-detto; sono la letteratura genuina dei più profondi sentimenti umani; sono sempre vive e parlano dell’uomo di ieri, di oggi e di tutti i domani possibili. Partendo da cinque fiabe classiche – la Sirenetta, Scarpette rosse, Biancaneve, La regina delle nevi e Cenerentola – spogliate della loro parte edulcorata e consolatoria tipica del mondo dei bambini e presentate in tutta la verità della loro versione autentica, Licia Lanera firma una scrittura originale che racconta incubi notturni e storie di insonnia, per parlare di alcune donne, delle loro ossessioni, delle loro manie, delle loro paure.
THE BLACK’S TALES TOUR è uno spettacolo in cui le icone delle fiabe piano piano si sgretolano, fino a diventare la realtà stessa, la più feroce, la più fallimentare. E’ una specie di horror che vuole far paura per esorcizzare la paura stessa: quella di chi scrive, quella di chi vive. A completare lo spettacolo, infine, la presenza della musica originale, realizzata grazie alla collaborazione con il musicista pugliese Tommaso Qzerty Danisi, che ipnotizza lo spettatore accompagnandolo, per tutta la durata della performance, in una dimensione a metà tra l’onirico e il reale.

***
All’Asilo i concerti, gli spettacoli, le proiezioni, gli incontri sono ad ingresso libero. È gradito un contributo a piacere che serve ad abbattere le spese minime e a dotare gli spazi dei mezzi di produzione necessari ai lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della cultura per portare avanti la sperimentazione politica, giuridica e culturale avviata all’Asilo.

 

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