Il duro mestiere del giornalista in tempo di elezioni

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Sembrano moltiplicarsi ultimamente le illazioni circa un presunto accordo elettorale tra la comunità dell’Asilo e la giunta De Magistris (vedi il Roma del 15 novembre)

La cosa non ci stupisce. Troppo spesso siamo costretti a confrontarci con chi decide, individualmente, che il proprio agire e la propria percezione della realtà siano destinati ad essere anche quelli di chiunque altro, sottoponendo tutto ciò che ci circonda alle logiche degli interessi personali, di gruppo e di partito.

Imbrigliare costantemente l’esperienza dell’Asilo a tali logiche, cercando di incastrarlo nel consueto gioco tra le parti, riduce enormemente l’importanza della sperimentazione che portiamo avanti da più di tre anni, rischiando di non restituirne esattamente il senso.

La superficialità disarmante di questo tipo di approccio non tiene conto – o, forse, non riesce del tutto a comprendere – che la pratica politica portata avanti dall’Asilo non rientra, e non potrebbe mai rientrare, nel consueto sistema della rappresentatività elettorale e del suo meccanismo a prestazioni corrispettive. Il motivo è fisiologico: l’eterogeneità della sua composizione contiene anche individualità che, non solo non accetterebbero di supportare sul piano elettorale la giunta attuale, ma sono estranee a qualunque tipo di partecipazione a pratiche di questo genere.

Chiunque consideri la nostra comunità come mera base elettorale da poter ricondurre a questo o quel partito, a questa o quell’ amministrazione, non ha capito ciò che realmente facciamo all’Asilo. Viene strumentalizzato il nostro processo per inserirlo nel patologico meccanismo pre-elettorale, come se questo fosse l’unico modo per spiegarne il senso.

Ciò non significa che l’Asilo non possa o non debba esprimere un giudizio politico, anche positivo, sul lavoro amministrativo e politico di questa giunta: che i movimenti abbiano potuto lavorare sui territori senza appelli a sgomberi e repressione, che si stiano sperimentando atti amministrativi profondamente innovativi che dal basso mettono in moto la spinta all’autorganizzazione e alla cura civica diffusa della nostra città, che non c’è un asservimento miope alle politiche di austerità del governo, è una realtà che non abbiamo mai negato.

Rivendichiamo, dunque, la libertà di esprimere giudizi liberi da accordi e sante alleanze, senza ridurli, ogni volta, a una espressione di unitaria posizione elettorale.

Non bisogna confondere il dialogo – talvolta conflittuale – che abbiamo avuto in questi anno con l’amministrazione, con il tentativo di assegnazione convenzionale dello spazio. Il nostro intento è sempre stato quello di creare un precedente che fosse riproducibile in qualunque altro contesto e utilizzabile da qualsiasi altra realtà sul modello di uso civico e collettivo urbano.

Per rendere questo processo intellegibile all’esterno e inaugurare una nuova pratica di uso aperta e non discriminatoria, abbiamo scritto una dichiarazione  di “uso civico e collettivo urbano“: uno strumento amministrativo innovativo, con nessuna pretesa esaustività ma in continuo divenire, a disposizione di chi si prefigge di costruire un modello radicale di democrazia diretta (http://www.exasilofilangieri.it/regolamento-duso-civico/)

Per garantire l’autonomia e l’eterogeneità di questo processo così difficile e ambizioso, all’art. 14 co. 3 è stabilita l’esclusione delle iniziative di propaganda elettorale e affini, organizzate dai singoli partiti, in considerazione della profonda autonomia che vivifica il processo costituente dell’Asilo. Tale regola etico/politica, stabilita dal regolamento –  strumento collettivo di convivenza nello spazio -, è quotidianamente confermata e sostenuta dal consenso materiale espresso dalla comunità nelle assemblee pubbliche attraverso le quali l’Asilo è gestito.

Sulla scorta di ciò, scrivere o dichiarare una cosa e poi farne un’altra non è un’eventualità considerata possibile da chi anima l’Asilo e ne porta avanti giorno dopo giorno il processo. Potrebbe risultare normale, invece, a chi, dall’esterno, riconduce e riduce tutto alle dinamiche elettorali, perché non riesce a comprendere che la politica possa essere tanto altro.

L’Asilo è e resterà sempre uno spazio aperto e poroso; contemporaneamente, però, è uno spazio di autogoverno democratico connotato da una soggettività che, per quanto in divenire, è radicalmente autonoma e non può identificarsi, né dare l’impressione di identificarsi, con un singolo partito politico.

Inoltre, c’è un altro aspetto che caratterizza oggi l’attività politica della comunità eterogenea e moltitudinaria dell’Asilo, ovvero la partecipazione a Massa Critica, processo politico includente e non partitico di cui l’Asilo è motore e parte.

  1. Gianni VigilanteGianni Vigilante11-19-2015

    Grazie, tutto ciò non fa che accrescere la stima che ho in voi.

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