orto e giardino urbano

il tavolo riprende ad incontrarsi in primavera. Per informazioni sui prossimi corsi o per contribuire alla cura del giardino e dell’orto, scrivi a  orto@exasilofilangieri.it

L’orto dell’Asilo è un orto urbano, è nato nel 2012 in occasione della prima Festa della Primavera, dal recupero di un cortile abbandonato e poco noto (le “interviste” fatte recentemente a numerosi fruitori abituali dell’Asilo hanno rivelato che ancora oggi, dopo un anno, i più non sono neanche a conoscenza di questo spazio!). L’orto mira a creare proprio nel cuore della città non un semplice giardino ma un angolino di campagna in cui tutti possono venire e prendere parte ai lavori, o meglio, al laboratorio che vi si tiene, nel senso di luogo in cui sperimentare pratiche di agricoltura ma anche di autogoverno e di convivenza e collaborazione.

Partendo dallo scompenso del rapporto essere umano/natura, il nostro laboratorio vuole, quindi, insegnare ai bambini e agli adulti a guardare alla natura con occhi diversi, non più come un qualcosa che semplicemente e passivamente ci circonda ma come una totalità di cui noi stessi siamo parte.

I punti fondamentali su cui lavoreremo sono l’orto sinergico e il compostaggio.

ORTO SINERGICO

Visto lo spazio esiguo a disposizione qualsiasi monocoltura sarebbe poco produttiva oltre che pericolosamente soggetta a malattie: basta un parassita che attacca quel tipo di pianta e l’intero raccolto è perduto, per questo è fondamentale diversificare. Un orto in cui piante diverse interagiscono, tanto stimolando reciprocamente la produttività, quanto nella lotta alle avversità, è più produttivo, ricrea in piccolo un ecosistema vario e complesso, attira più insetti impollinatori ed è, a nostro avviso, anche esteticamente più interessante. Infine, riteniamo che un orto sinergico sia quello che, anche concettualmente, meglio ci rappresenta. Non verrà creata alcuna distinzione, quindi, tra aree ma sarà favorita una proficua collaborazione tra specie diverse. L’anno scorso abbiamo, in questo modo, sperimentato con successo la coltivazione di insalate, fragole, aromatiche (incenso, salvia, lavanda, rosmarino, maggiorana e menta), solanacee (pomodori, melenzane, granoturco e peperoncini), cucurbitacee (zucca e zucchini), leguminose (fagioli, nastruzi), officinali (calendule), piante da fiore (tagete, violetta, ibiscus), grasse (aloe e fico d’india), agrumi (limone).
Abbiamo anche piantato un piccolo eucalipto e un fico e lasciato diverse piante spontanee benefiche come l’ortica e la malva, oltre ad alcune piante di bougainville. Molte di queste piante godono, oggi, di ottima salute. (foto limone, aromatiche, malva)
Quest’anno miriamo ad espanderci: disporremo una serie di cassoni – alti un metro e realizzati con materiale di scarto proveniente dall’armeria del teatro dell’Asilo – all’interno dei quali saranno coltivati ortaggi, legumi, arbusti, piccoli frutti e fiori, lasciando, come sempre, ampio spazio anche a fiori e piante selvatiche che, oltre alla biodiversità, contribuiscono al benessere delle piante coltivate. Nostra intenzione è anche quella di avviare la coltivazione della canapa (una pianta da sempre presente nei nostri campi e che ha un’incredibile capacità di depurare i terreni dalle sostanze tossiche, si pensi che, grazie alla sua coltivazione, alcuni terreni nei pressi di Taranto tra due anni saranno nuovamente coltivabili!).
La scelta dei cassoni, oltre a essere legata a una necessità (il suolo coltivabile dell’orto è poco profondo), è motivata anche da una maggiore comodità e praticità (questo tipo di coltivazione è accessibile anche a chi si muove in carrozzella), oltre che dalla volontà di mostrare un tipo di coltivazione, circoscritta, che si può facilmente imitare su un balcone o in un cortile cittadino ma che è altamente produttiva (come già sperimentato, ad esempio, dal gruppo Fare Decrescita nell’ambito del corso “L’orto sul balcone” che approderà in autunno all’Asilo dopo essersi svolto per tre anni presso la sede del WWF). Infine la coltivazione in cassone prevede una quantità limitata di terriccio, in quanto per due terzi, esso viene riempito di semplici scarti umidi. I cassoni fungono, quindi, anche da compostiere.

COMPOSTAGGIO

Altra attività alla quale ci stiamo dedicando è quella del compostaggio. Le compostiere dell’asilo (realizzate con materiale di scarto proveniente dall’armeria e dal teatro dell’Asilo) sono un semplice strumento capace di trasformare gli scarti umidi in humus, il fertilizzante più naturale e ricco di principi nutritivi che c’è, grazie ad un processo biologico di decomposizione. Ci si stupisce del risultato non appena se ne ha la prova.
All’asilo, pertanto, si tengono anche degli incontri per approfondire le tecniche di compostaggio domestico: è possibile, con pochissimi strumenti, realizzare una compostiera da tenere in giardino, sul proprio terrazzo o sul balcone. E, vista l’assenza di simili impianti di compostaggio in città, le compostiere dell’Asilo si propongono come luogo in cui tutti gli abitanti del centro possono venire a portare l’umido e, oltre a partecipare alla coltivazione e al raccolto dell’orto, possono anche prendere in cambio un sacchetto di soffice humus da utilizzare per le proprie coltivazioni domestiche.

L’orto sinergico e il compostaggio sono complementari perché ciò che non apportiamo più all’accumulo di rifiuti prodotti, facilitando così la raccolta differenziata, si trasforma in una risorsa preziosa: un prodotto utilissimo alla coltivazione del nostro orto.

L’Asilo intende anche organizzare dei gruppi di raccolta dell’umido nel quartiere che si recheranno presso i bar, i fruttivendoli e i ristoranti vicini per procurarsi gli scarti utili per riempire i cassoni e per incrementare il materiale delle compostiere.
In tal senso l’Asilo si sostituisce al Comune nel ciclo virtuoso dei rifiuti, con un vero porta a porta dell’umido!

Oltre all’area coltivabile, inoltre, vorremmo sviluppare un arredo dello spazio per renderlo più fruibile e piacevole durante la giornata. A tal proposito intendiamo collaborare con alcune realtà che si occupano di design e architettura di esterni, coinvolgendo anche studenti della Facoltà di Architettura e dell’Accademia di Belle Arti.

Un augurio: DA ORTO NASCE ORTO!

A Napoli gli spazi verdi sono pochi, difficilmente accessibili e, spesso, versano in un pietoso stato di degrado e abbandono. Al centro storico è persino peggio che nel resto della città. Qui gli spazi verdi mancano per ragioni storiche, in quanto la maggior parte dei polmoni verdi si trovano tuttora nascosti all’interno delle insulae monastiche (come nel caso del nostro orto), per ragioni di natura orografica e urbanistica (gli spazi aperti e pianeggianti a disposizione sono davvero pochi) ma anche per ragioni amministrativo-politiche: un esempio? Chi progettò Piazza Dante (l’eccelsa Gae Aulenti o piuttosto chi ne realizzò i progetti?) stranamente creò un’immensa colata di cemento (molto “piacevole” in estate) per agevolare la visuale delle purissime linee architettoniche del Convitto. A offrire un po’ di ombra ai passanti ci pensano un paio di palmeti spelacchiati (che, per giunta, il punteruolo rosso ha devastato). E se la bellezza del Foro Carolino di Napoli può giustificare la scelta di prediligere l’estetica rispetto al benessere, di fatto, un’analogo modus operandi ha generato la nuova grigia “piazzetta” creata per incorniciare la stazione Toledo della Metropolitana.

Nel centro di Napoli, insomma, le occasioni per creare e inventarsi spazi verdi vengono puntualmente sprecate e questa assenza si ripercuote senz’altro anche sul carattere dei suoi abitanti ed è, in parte, alla base di una “maleducazione ambientale” che può sfociare in una sorta di naturale predisposizione a vandalizzare i pochi fazzoletti verdi esistenti (Santa Chiara, Piazza Carità).

La possibilità di vivere e di usufruire di uno spazio verde (prendendo attivamente parte alla sua gestione) non serve tanto (o almeno non soltanto) alla sua estetica ma a chi, attraverso queste pratiche, riprende contatto con qualcosa che dovrebbe essere profondamente naturale, connaturato nell’essere umano e che, invece, di fatto, è andato perduto.

Rieducare al verde, non inteso come un luogo bello che ci viene offerto, ma come un luogo VIVO che costa fatica ma che regala anche tanta soddisfazione e per il quale noi siamo indispensabili: questo è l’obiettivo dell’orto dell’Asilo.

Fermo restando che l’orto dell’Asilo è sempre aperto, vi si tengono ogni settimana (il lunedì e il mercoledì alle ore 16) degli incontri in cui ci dedichiamo alla cura dello spazio ma teniamo anche dei corsi pratici sull’agricoltura urbana. I bambini sono i benvenuti, anzi, è a loro più di tutti che si rivolge il nostro lavoro. È incredibile come un bambino apprenda facilmente e rapidamente l’importanza del verde se gli viene data occasione di viverlo! A tutti i bambini saranno affidati dei semi che dovranno fare germogliare a casa, una volta pronte porteranno le piantine all’orto dove potranno trapiantarle e vederle crescere. E non solo, i bambini avranno modo di conoscere la speciale fauna che abita l’orto (amici e nemici) e di assistere al processo di trasformazione dei rifiuti in compost. Il loro coinvolgimento alle pratiche del laboratorio comincia, infatti, da casa: lì si producono gli scarti che, compostati, diventano un fertilizzante utilissimo; lì ci si prende cura dei germogli, allestendo dei piccoli semenzai in cui far nascere le piantine. La nostra volontà è proprio quella di creare una rete viva e attiva tra le case e l’orto!

Speriamo, infatti, che la pratica dell’orto dell’Asilo stimoli i privati a intraprendere questo tipo di coltivazioni nelle proprie case, sui terrazzi, sui balconi (luoghi erroneamente lasciati in uno stato di abbandono ma che invece potrebbero contribuire moltissimo al decoro cittadino) ma il nostro augurio più grande è che anche le istituzioni e le diverse realtà del centro che occupano spazi in cui sarebbe possibile coltivare (terrazzi e cortili), prendano esempio da noi. In questo modo tanti piccoli orti urbani comincerebbero a diffondersi a Napoli, come già accade, da anni, in metropoli straniere – come Parigi, Londra, Berlino, Stoccolma – ma anche, senza andare così lontano, in diverse città italiane (gli esempi migliori si trovano a Bologna, Torino e Milano).

L’Asilo chiama a raccolta i singoli, le famiglie, i gruppi, le associazioni, i collettivi e chiede, a chi vuole dare una mano:

  • attrezzi (guanti, rastrelli, zappe, cesoie chi ne ha e non le usa le può portare a noi)
  • piantine (di tutti i tipi, anche talee)
  • terra (chi ha della terra in casa o vive in campagna e vuole darci una mano ha tutta la nostra gratitudine!)
  • scarti umidi (solo vegetali e non cucinati)
  • fertilizzanti naturali (macerati e infusi)
  • bottiglie di plastica da 2 l
  • PARTECIPAZIONE!!!!

Venite all’orto dell’asilo, passateci un po’ del vostro tempo, è sempre aperto e potete portarci anche i bambini a giocare!

Potete anche raccogliere i frutti dell’orto: per le piante sempreverdi (salvia, rosmarino, maggiorana) chiunque può prenderne un po’ da portare a casa, mentre per il resto delle piante il raccolto è organizzato in maniera collettiva e viene diviso tra i presenti, talvolta anche organizzando dei picnic sul posto.

E soprattutto portateci le vostre idee, i vostri stimoli, i vostri consigli, saranno estremamente graditi!