Il martedì, dal 7 al 28 maggio 2019 | ore 20:30 | l’Asilo

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Nouvelle Vague dall’Estremo Oriente

La Nouvelle Vague fu il primo momento cinematografico di giovani per giovani: le loro faccende, i loro amori e i drammi, le tragedie, le sciocchezze, in breve tutta una mitologia della vita quotidiana venne finalmente rappresentata da enfants terribles geniali (Godard, Truffaut, Rohmer) che sconvolsero – rivoluzionandolo – il mondo-cinema sul finire degli anni Cinquanta.
Tale modo d’agire (provocatorio e autocompiaciuto, stracolmo di simbologie e di “miti d’oggi”, per dirla con Barthes) verrà nelle decadi successive puntualmente ripreso da giovani generazioni di registi che ammetteranno esplicitamente il debito con quel modo di fare cinema.
I film preferiti degli autori che proponiamo (in particolare Wong Kar-wai, Hou Hsiao-hsien, Fruit Chan, mentre è forse più articolato il caso di Shin’ya Tsukamoto) sono tutti situati in quegli anni lì; sono i film che hanno visto da ragazzi e che hanno deciso del loro futuro di cineasti. La fortuna del cinema europeo nell’Estremo Oriente – coeva alla progressiva “occidentalizzazione” del Giappone prima e della Cina poi – e la sua assimilazione contraddittoria hanno portato a capolavori senza tempo, veri e propri classici moderni.
Nessuno come Wong Kar-wai – dagli esordi, passando per Hong Kong Express, sino alla nostra proposta, Happy Together, del 1997 – ha narrato le solitudini nelle megalopoli degli anni Novanta, la delicatezza ancora possibile dei sentimenti, l’affrancamento dalla “pochezza del cuore” contemporanea, il valore dei silenzi; Tsukamoto, con uno dei suoi film più audaci dal punto di vista tecnico (Bullet Ballet, 1998), si accosta alle anime perdute delle periferie facendole – appunto – danzare sulla vita e sulla morte; Hou Hsiao-hsien ha offerto una rappresentazione assolutamente realistica della gioventù di Taipei, oltre che una raffinata riflessione sul tempo e sulle sue interazioni con l’amore, nel suo capolavoro Millennium Mambo (2001); infine Fruit Chan, vera anomalia del cinema indipendente di Hong Kong, riesce a girare un film di sottile poesia come Made in Hong Kong (1997) con un bugdet irrisorio e utilizzando attori dalla strada, mostrando uno straordinario esempio di resistenza alle logiche dell’industria.

Martedì 7 maggio
HAPPY TOGETHER
(Chun gwong cha sit, Hong Kong/Giappone/Sud Corea, 1997, v.o. sott. it., 91’)
di Wong Kar-wai

Martedì 14 maggio
MILLENNIUM MAMBO
(Qianxi mànbo, Taiwan, 2001, v.o. sott. it., 119’)
di Hou Hsiao-hsien

Martedì 21 maggio
BULLET BALLET
(Giappone, 1998, v.o. sott. it., 87’)
di Shin’ya Tsukamoto

Martedì 28 maggio
MADE IN HONG KONG
(Heung Gong jai jo, Hong Kong, 1997, v.o. sott. it., 108’)
di Fruit Chan

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